1910-2000 novant'anni di Vittoria

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AI viandante che si accinge a percorrere la via che da Cinisello, passando per Cusano Milanino, porta sulla attuale tangenziale Milano-Venezia, in direzione della grande metropoli, non può sfuggire al passaggio sulle rotaie delle Ferrovie Nord. Poi, avanzando, per una cinquantina di metri, dopo aver lascia­to alla propria destra il vecchio cotonificio, troverà, svoltando sulla sinistra, una via stretta che porta al centro di Cormano. Vi si arriva anche provenendo da Milano, passando per Bresso, svoltando a sinistra lasciando la strada principale che arriva da Niguarda.

Una volta, quelle strade, ai tempi in cui cominciamo la nostra breve storia, dovevano essere poco meno di sentieri tracciati da un doppio solco marcato dal passaggio delle ruote dei carri. L’erba saliva (molto alta) e coniugata con il calare del sole, sicuramente, proiettava riflessi verdi e gialli. Chi si trovava nel mezzo alle poche cascine, localizzabili approssimativamente attorno all’attuale piazza del municipio, percorsi un centinaio di passi più avanti, avrebbe ben presto trovato bello un tramonto che ancora regalava la visione dei monti, al di là dell’aerea traiettoria, superando il cielo su Como, mostrando le montagne innevate. Abbassando ancora lo sguardo e roteando lentamente il busto si potevano ammirare le coltivazioni di miglio, di segale e dei molti campi di grano, inframmezzati da lunghi filari di vigneti e da una sequenza, quasi interminabile, di castani a ridosso dei quali apparivano le piante di gelso.

Agli albori dell’altro secolo l’area edificata enumerava una deci­na di case.
Nelle cascine e nelle strette corti si potevano trovare anche venti famiglie, aggrovigliate nella più difficoltosa delle promi­scuità, i cui componenti seguivano l’evoluzione dei bachi da seta, con tracce di coltivazione che si ritroveranno anche suc­cessivamente, come testimoniano le minute che attestano le note della distribuzione (a pagamento) della semenza, ricon­ducibili tra gli anni 1910 e 1911.
Il tutto, in quell’epoca, a formare “il centro” di Cormano, rima­sto indelebile e immutato, dai molti decenni precedenti.

Per la verità, dagli scritti che ci sono arrivati, all’epoca, la loca­lità veniva indicata come Cormanno, con due enne. Un nome dalle origini plurime, se non controverse.
In uno dei reperti a carattere denominativo dei secoli preceden­ti, a tre quarti del primo millennio, il nome di “Cortemanno” apparve per la prima volta nel documento testamentario attri­buito al feudatario longobardo Rotoperto che vantava tre casci­ne coloniche in proprietà.

La popolazione non raggiungeva il centinaio di unità. Così restò per molto tempo, almeno a partire dal 1500. La gente del luogo passava le giornate svolgendo il durissimo lavoro dei campi e nella necessità di sopravvivere alle malattie e ai passaggi, alternati, degli armigeri: gli spagnoli, i francesi e successiva­mente dal lungo dominio austriaco.
Un periodo quest’ultimo segnalatosi per la certosina organizza­zione burocratica: una gestione, ad ogni buon conto, più ordina­ta di quel poco di cosa pubblica esistente. Un periodo che venne sconvolto, dal punto di vista amministra­tivo, dagli effetti della rivoluzione francese e la vittoriosa cam­pagna, lungo la pianura Padana, condotta da Napoleone che non riuscì a modificare, nonostante i proponimenti di “Uguaglianza, Fraternità e Legalità” le condizione di vita dei contadini.
E non accadde neppure, per ragioni ancora più evidenti, quan­do arrivò la restaurazione successiva al congresso di Vienna e il ritorno degli Asburgo.
Del resto anche l’Unità d’Italia non portò grandi cambiamenti.
A gestire le vicende della povera popolazione cormanese erano sempre gli stessi: i proprietari terrieri, con diritto sui destini di tutti. Una conduzione appena mitigata, “spiritualmen­te”, dall’opera della Chiesa sebbene quest’ultima fosse collate­rale e per nulla emancipata nei confronti del potere costituito, a causa del persistente “temporalità” esercitata dal papato, in una parte consistente della penisola. Una situazione che non si modificò neppure dopo la breccia di Porta Pia e la presa di Roma da parte dei Savoia.
Si era arrivati, oramai, al 1870. Due anni prima (nel 1868) il comune di Cormano era stato unificato a quello di Brusuglio (nome mutuato dal dialetto milanese e così attribuito, secondo alcuni, a seguito di un incendio che distrusse gran parte del paese) sommandone gli abitanti e portandone il numero a sei­cento. Successivamente anche il borgo di Ospitaletto (nome derivante dalla peculiare e limitrofa istituzione ospedaliera) sarebbe stata annessa al comune.

Fu proprio Brusuglio ad assumere un connotato di grande rilievo storico. Nella località, dal primo ventennio dell’800, trovò dimora Alessandro Manzoni. Nella villa che ha preso il suo nome, lo scrittore visse a lungo e compose molte delle sue opere quali la tragedia dell’Adelchi, Il Cinque Maggio (subito dopo la morte del Bonaparte) e la prima stesura de I Promessi Sposi.
Cotanta e postuma notorietà non incise sull’andamento politico ed economico del paese.

Nei trent’anni successivi, fino ai primi del 1900, la vita scorreva con lo scandire del tempo dettato dalle stagioni: quello dell’aratura, della semina, del raccolto e della vendemmia, sperando che le condizioni meteorologiche non provocassero ulteriori disastri.
Una terra, quella di Cormano-Brusuglio, in mano alle proprietà di due famiglie quella del Manzoni e quella con a capo i conti Imbonati.
Famiglie che si avvalevano di capaci “fittabili”. Una figura che si intersecava, socialmente, tra la proprietà e la massa rurale, con funzione di controllo, in fondo parassitaria, usufruendo di pro­venti derivanti dalla “sottrazione” di quella parte di utile prove­niente dal lavoro dei coloni. Questi ultimi erano costretti a pagare ai fittabili, in denaro e in beni, quali frumento e pollame, da versare anche quando l’inclemenza del tempo faceva strage dei raccolti.
Una “precarietà”, come vediamo, se rapportata a quella di oggigiorno, ha origini molto lontane e valutandone gli effetti, niente affatto dissimili.

L’utilizzo del poco grano e degli ancora meno diffusi lardo e salumi, sommati alla quasi totale assenza di carne, costringeva i contadini ad un sistema alimentare povero di calorie. Le condizioni igenico-sanitarie erano disastrose. Basta ascoltare i racconti dei vecchi: cortili con fogne a cielo aperto, alvei di microbi, scarsa igiene personale, provocavano il tifo e il colera. L’inverno portava, inoltre, altre conseguenze con malattie molto gravi alle vie respiratorie.
Altissima era la mortalità infantile e quelli che superavano i dieci, dodici, anni venivano subito avviati al lavoro. Intanto la pellagra, dovuta proprio alla dieta, infima e monocorde, mieteva vittime, provocando drammi nelle famiglie paragonabili solo alla pestilenza. Nell’area a nord di Milano le morti accertate per queste cause superavano il numero di settemila. Per non parlare di analfabetismo ancorato al 68,8%.
Bastava solo guardarsi attorno per provare un moto di reazione. Sarebbe bastato che qualche uomo di lettere o di chiesa mettesse in evidenza quanto accadeva.
Succedeva altrove, ma non a Cormano, fino a che non si decise Luigi Scurati, un impiegato, che sarà sindaco di questa municipalità fino al 1920, a costituire una società cooperativa.

La sordità del governo oscillante, con Giolitti, tra i proprietari terrieri e gli industriali si dimostrava insensibile alle condizioni contadine. Lo stesso movimento socialista, crescente in Italia, non appariva sufficientemente attrezzato per ribaltare la situazione, anche se aveva sedimentato valori e metodi che avrebbero trovato presto pratica attuazione.
Nei paesi vicini, a Sesto San Giovanni, a Cinisello, a Niguarda, nascevano cooperative di operai e contadini. Anni prima, nella vicina Cusano, grazie all’opera di Luigi Buffoli, segretario della prima Federazione Nazionale delle Cooperative, prendeva avvio un movimento che presto si sarebbe allargato a macchia d’olio in tutta la zona.

Lo sapeva bene Luigi Scurati, il primo presidente, mentre si recava, a Milano, mercoledì 2 febbraio del 1910, per incontrare il notaio Federico Guasti. Con Scurati, mentre bussavano alla porta del numero 2 di via Clerici, c’erano: Enrico Strada, Celeste Maspero, Luigi Longoni, Celeste Radice, fattorini; Enrico Buraschi e Giuseppe Beccalli, contadini; Carlo Villa, falegname e Luigi Romanò, muratore.

“Dette persone… dichiarano di costituire, come costituiscono, una Società anonima cooperativa per azioni da lire 25 - venticinque - cadauna, con sede in Cormanno, sotto la denominazione:

“COOPERATIVA EDIFICATRICE LA VITTORIA DI CORMANNO”

per la durata da oggi al 31 -trentun- Dicembre 1909, millenovecentonove.

I comparenti mi dichiarano che la società è retta dai principii della mutualità e della previdenza che dovrà funzionare a norma della legge 27 Febbraio 1909, n. 89 e relativo al regolamento sulle case popolari ed economiche, nonché sulle basi dello Statuto che trascritto su sette fogli di carta uso bollo e discusso e approvato, viene firmato, intervenuti dai testi e da me notaio e viene allegato al presente atto”


ARCHIVIO "La Vittoria" Cormano

Gli uomini che avevano stretto questo patto provenivano da professioni diverse, ma tutti avevano nel sangue le storie delle generazioni che li avevano preceduti. Per loro la semplicità del gesto, ossia apporre la firma su quel verbale, rappresentava comunque un lungo lavoro di preparazione.

“Chi incomincia bene è a metà dell’opera ma quando si è arri­vati a questo punto è pur necessario, indispensabile, arrivare alla fine … ”


Assemblea dei soci, aprile 1911 - ARCHIVIO "La Vittoria" Cormano

Una invocazione, quasi un monito che il Luigi Scurati rivolgeva ai soci nella prima assemblea per il rendiconto da un anno dalla fondazione.
Le condizioni abitative, come abbiamo sommariamente descrit­to, erano anche sottoposte all’arbitrarietà dei proprietari e dei fittabili. Niente di quanto utilizzato poteva definirsi “di apparte­nenza” a quei poveracci che piegavano la schiena sui campi e dei loro figli, afflitti da rachitismo precoce perché costretti a svolgere lavori pesanti. Negli ultimi anni qualcuno aveva trovato impiego presso le banche, grazie anche all’intercessione dei bressesi (i fattorini); altri si erano applicati per imparare un mestiere (il falegname e il muratore); solo due erano rimasti a lavorare la terra.
Ma con il ritorno tra le quattro mura di sempre la storia non cambiava. Chiunque volesse contrarre matrimonio doveva cercare soluzioni “in famiglia”, dalle quali difficilmente si sarebbero trovate vie d’uscita.
Nonostante l’impegno dei primi cooperatori l’adesione alla società non registrò grandi risultati.
Il numero dei soci (126) non consentiva un gettito sufficiente. Nonostante le difficoltà si arrivò all’acquisto della casa di via Umberto I, la casa di via Molinazzo e una casa colonica di via Reale, con aggiunta di quasi un centinaio di pertiche milanesi. Il patrimonio immobiliare e in terreni ammontava in circa 160 mila lire dell’epoca.

L’avversione verso le società cooperative era molto forte.
Il potere costituito le identificava e le perseguiva (basta scorrere i rapporti dei delegati di polizia di tutto il Nord Milano) equiparati a covi sovversivi; i bottegai le vedevano, a causa dei Circoli di consumo, come insidiose concorrenti per i loro affari; la parrocchia diffidava di quanti professassero dottrine basate sulla materialità. Atteggiamento quest’ultimo alquanto singolare, solo se ricondotto al semplice punto di vista umanitario, dal momento che per le genti di Cormano, poco vi era da recuperare dal passato e solo un presente migliore avrebbe potuto alimentare una qualsiasi speranza nel futuro.
Restava comunque forte l’idea di aprire un ciclo di grande importanza.

” … Ia nostra Cooperativa, poiché ha incominciato bene, è giunta a una meta e per poter superare la seconda è duopo che noi tutti, sia pure con uno sforzo supremo, facciamo un grande sacrificio, quello di portare il materiale occorrente al consegui­mento di quella meta che conduce al benessere economico, morale e Sociale che noi tutti agognamo. Voi stessi, o egregi soci ed amici, avete constatato, come, anche in una recente lotta quale sia l’avversione, la guerra che si fanno alle istituzioni operaie; orbene, nostro dovere si è quello di provare il contrario, incoraggiando queste nostre istituzioni con mezzi materiali e morali rendendole così degne di ammirazione anche per coloro che vorrebbero la loro morte … “


Assemblea dei soci, aprile 1911 - ARCHIVIO "La Vittoria" Cormano

L’attivo, in quella prima assemblea, segnava 19 mila e 434 lire.
Nella voce in attivo i terreni e i fabbricati venivano valutati in 116 mila e 149,99 lire.
Nell’anno successivo, 1’11 febbraio del 1912, i soci si radunarono nei locali della scuola comunale, di via Umberto I.

Il consiglio di amministrazione era presieduto da Luigi Scurati e dal vice Luigi Longoni, con i consiglieri: Celeste Radice, Luigi Romano, Giuseppe Beccali, Carlo Villa ed Enrico Buraschi. Lutile netto per quella annata si consolidò sulla modesta cifra di 65 lire.


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La casa di via Umberto I fu la prima che passò alla cooperativa ma prima (tra il 1843 e il 1912) era stata vergata da diverse proprietà: da Innocente Mangili, ai fratelli Besana, agli eredi Mangili, passando per Carlo Parietti, a Lorenzo Radice, fino a Domenico Strada.

“Regnante Sua Maestà Umberto l per grazia … nell’anno 1879 del giorno 3 settembre...davanti a me Dr. Giovanni Battista Nicorini … personalmente costituito il signor Radice Lorenzo … cede e vende a libero allodio … al signor Strada Domenico … pezzo di terreno aratorio moronato, facente parte della campagna denominata “La Vigna della Croce” … scudi quarantacinque, lire cinque lire e quarantottesimi, pari a Lire 211.704… ”


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Lo stesso si può dire della casa di via Molinazzo, per il quale l’itinerario di rogiti risale al 1858, cioè, come i precedenti (da quando tutto il territorio veniva denominato Lombardo Veneto e regnava ancora Francesco Giuseppe d’Austria) fino ad arrivare ai coniugi Maria Repossi e Luigi Fontana, dai quali la proprietà passo alla “Vittoria”, il 2 maggio 1910 e sempre davanti al notaio estensore dell’atto di fondazione, Federico Guasti.

"Regnando S.M. Vittorio Emanuele /II, Re d’Italia … sono personalmente comparsi, da una parte, i coniugi Repossi Maria e Fontana Luigi, residenti e nati a Cormanno...dall’altra parte il signor Luigi Scurati, quale presidente della Società anonima Cooperativa Edificatrice “La Vittoria” di Cormanno...i coniugi Repossi dichiarano di vendere...lo stabile sito nel comune di Cormanno...nominativamente: casa con osteria lungo la via Molinazzo..."


ARCHIVIO "La Vittoria" Cormano

Nelle vie Umberto I e Molinazzo, stando ad un riepilogo dai primi anni ’30, emergeva tutto il valore degli interventi operati dalla cooperativa per costruire locali per gli operai e i contadini.
Il fascicolo è timbrato da Tarcisio Repossi, ingegnere di Cormano.

“Casa nuova: 80 locali, oltre tre botteghe, di cui una con retro, cantina e quattro portici. Casa vecchia: 36 locali, oltre 2 magaz­zini, servizi rustici e 1082 metri quadrati di terreno edificabile, tutti lungo la via Umberto I. In via Molinazzo si trovavano 14 locali con un portico”


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Una delle caratteristiche del consiglio cormanese, a confronto delle altre cooperative sorte o in via di costituzione nella zona si notava, nella decisione celermente assunta, la ricerca verso il sostegno finanziario fuori dagli ambiti abituali, almeno per quel tempo.
Rispetto a quanto succedeva da altre parti, il ricorso al risparmio sociale (anche per la diversa consistenza dei fondi e degli aderenti) veniva fortemente surrogata dalla richiesta di mutui alle banche, utilizzando le disposizioni di legge che avevano aperto qualche pertugio per ottenere finanziamenti per le case popolari.
Probabilmente l’attività impiegatizia del presidente e la presenza di lavoratori nel sistema bancario, consentivano una utile angolatura per una visuale meno “tradizionale” e (se si vuole) più “prudente” nell’utilizzo dei fondi depositati.
Un itinerario molto impervio, avviato ancor prima della costituzione formale della cooperativa.
Le banche, come sempre, danno i soldi a chi già li possiede.
Pertanto non fu un’operazione semplice per i consiglieri de “La Vittoria”.

"Nelle presenti condizioni Voi non potete concorrere al sussidio della Cassa di Risparmio – scriveva a Scurati, nel 1909, il presidente della Federazione milanese delle cooperative – perché non siete ancora un ente costituito..."

"Spiacemi comunicare che questa commissione – notificava il presidente della Cassa di Risparmio, nel giugno del 1910 – non intende assecondare la domanda di mutuo presentato da code­sta società..."


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I soci dovettero attendere il 1912 per ottenere un finanziamento di 40 mila lire.
Nell’anno successivo, il 5 novembre, il vice presidente della cooperativa, Luigi Longoni, inviò una lettera alla giunta municipale.

"...il progetto della Casa Popolare...onde ottenere nulla osta all’esecuzione..."


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Del resto l’Italia non si era ancora sollevata, non certo per colpa dei proletari e i contadini di Cormano, dai disastri di Libia e dalla crisi economica dal 1907.

Il progressivo abbandono del lavoro dai campi contribuiva, per giovani che uscivano dalla semplice opera prestata a domicilio, ad uscire dalla miseria più nera e dall’isolamento, farcito di credenze e di mistica sudditanza, largamente imperanti nelle campagne milanesi. I giovani, uomini e donne, si dirigevano verso le fabbriche andando a costituire, per la stragrande maggioranza di loro, il proletariato moderno. La metallurgia, la chimica e la meccanica erano diventate, dai primi del novecento, elemento trainante dello sviluppo favorito, ultimamente, con l’avvento della elettricità.
In quel periodo l’azione del Partito Socialista era diventata molto incisiva.
Con non poco orgoglio i fazzoletti rossi campeggiavano, in numero crescente, durante le manifestazioni pubbliche. In notevole progresso nelle elezioni del 1913 (883.409 voti e 52 deputati) e ben organizzato sul versante sindacale, si dimostrava asso­lutamente incapace di uscire dalla conflittualità interna.
Tra i più accesi rivoluzionari figurava allora Benito Mussolini che al grido di “morte ai borghesi’ riuscì a diventare direttore de “l’Avanti”, scalzando Claudio Treves.
Nelle elezioni comunali del 1914 la piattaforma della sinistra cormanese, al pari di quelle che venivano presentate anche nei paesi vicini, su decisione assunta nazionalmente dai socialisti, erano (per quei tempi) a dir poco dirompenti: "miglioramento dell’istruzione elementare e istituzione della quarta classe; distribuzione gratuita dai medicinali ai poveri; istituzione della condotta medica; sopprimere le spese inutili che gravano sul bilancio comunale; distribuzione più equa del dazio consumo e delle tasse comunali; migliorare il servizio del trasporto malati"

l movimento, nonostante i grandi presupposti, avrebbe trovato molto meno spazio negli anni successivi, specialmente allo scoppio della Grande Guerra.
Un periodo nefasto che farà ripiegare su se stessa la cooperativa, ma che la renderà sicuramente utile per l’opera compiuta dal Circolo con l’aiuto che riuscirà a fornire a molte famiglie bisognose, private dai molti uomini spediti la fronte.

Ogni giorno arrivavano le notizie dei morti in combattimento o a causa delle malattie. Alla fine del conflitto i caduti cormanesi, saranno cinquanta, in una popolazione che allora contava 1775 persone comprese le frazioni di Brusuglio e Ospitaletto.


Cormano la sua chiesa, la sua gente, a cura di G. Baiocchi, pg. 112

Tra il 1910 e il 1919 il movimento della popolazione, dalle aree limitrofe, avrebbe portato il numero di residenti a Cormano, mentre a sindaco sedevano Penati (1910-1911 e Scurati fino al ’20) alla quota di 2468.


Archivio comunale, Cormano

Il dopoguerra sarà accompagnato dalla grossa mobilitazione dei lavoratori nelle grandi fabbriche, che passerà attraverso la “Settimana Rossa” (1920) quando gli industriali sancirono “la serrata”, a fronte delle richieste degli operai che chiedevano il rispetto dei contratti.
Le fabbriche furono occupate facendo balenare, in nuce, i primi bagliori di democrazia diretta con la costituzione dei Consigli di Fabbrica. Ma lo squadrismo fasci­sta, nato dopo la guerra, guidato dall’ex socialista Mussolini, insieme al governo Giolitti e alla ripresa dell’iniziativa padrona­le, fiaccarono la spinta rivoluzionaria.
Non ultime, incisero le divergenze, molto acute, presenti nel movimento sindacale.
Già da prima della guerra Mussolini, con un radicale cambiamento di sponda, aveva creato il movimento fascista, fondando (nel 1914) “II popolo d’Italia”, un foglio finanziato dagli industriali
Il conflitto mondiale aveva consegnato, masse in difficoltà ed ex combattenti insoddisfatti. I fascisti misero a frutto tale situazione, dando il via ad azioni di autentico banditismo sia nelle campagne che nelle città. Gesti di esemplare terrorismo, come quando devastarono a Milano, nel 1919, la sede de “l’Avanti”. Da li, alla Marcia su Roma, fu una escalation alla quale il governo Facta e la casa Reale non seppero, non vollero, opporsi.
I Circoli di ispirazione socialista furono devastati e l’azione dei fascisti si concretizzò con l’ingresso dei suoi aderenti anche nelle cooperative, fagocitandone i consigli di amministrazione. I commissari prefettizi e all’epoca Cormano era sotto la tutela del generale Giulio Prasini (Archivio comunale, 1926) costringevano i consigli ad accogliere i membri del fascio locale

È quello che accadeva da altre parti sarebbe successo anche in seno a “La Vittoria” di Cormano, con sigle che cambiavano, dopo che la Lega delle Cooperative era stata sciolta.
Lo si coglie con l’avviso per i soci chiamati all’assemblea del 27 marzo del 1926, dove accanto ai soliti punti all’ordine del gior­no figuravano “.. .Ie modificazioni agli articoli 1-11-20-40-54 dello Statuto Sociale … ” (Archivio “La Vittoria”, Cormano)

Diventava un canovaccio, copiato in carta carbone e propinato in tutte le istanze assembleari, dove i nuovi dirigenti, messi sulle poltrone senza il consenso ma ben coperti dal potere, non avevano difficoltà a scrivere testi come quello che segue:

… il segretario della Federazione Provinciale della Cooperative spiega ed illustra le ragioni per le quali si richiedono le modifiche sta tuta rie ... all’articolo 8 venga aggiunto … possono far parte della società coloro che non compiono atti ed opere antinazionali … venga sostituito il giornale “la cooperazione italiana” con il giornale “II lavoro cooperativo” e venga aggiunto che l’unico vessillo sociale è la bandiera nazionale …


Statuto Ente Nazionale della Cooperazione, Archivio di Stato, 1926

Il passo successivo sarebbe stata l’epurazione dei più riottosi, prendendo per buono ogni pretesto.
Per “La Vittoria” si trattò di sopportare una commissione di inchiesta (istituita il 10 giugno del 1926) supervisionata da Edoardo Prina, camicia nera, una specie di plenipotenziario per conto dell’Ente Nazionale e con giurisdizione in molte cooperative tra cui la “Aurora” di Balsamo (della quale era addirittura il presidente) con compiti di controllo assoluto e con la sola funzione normalizzatrice.

“Allo scopo di sistemare tutti gli interessi di codesta cooperativa, per l’esclusivo vantaggio di tutti i soci e per ridare al movimento disciplina e risveglio continuativo, questa Federazione ha nominato una commissione composta da tre membri: Grippa Giuseppe, Gorla Isidoro, Strada Luigi.
Questa commissione che agirà sotto il diretto controllo della Federazione e che sarà presieduta dal signor Grippa, avrà i più ampi poteri per indagare e inquierire sulle gestioni amministrative per sistemare in modo definitivo la caotica situazione pre­sente. All’uopo il 10 giugno 1926 la commissione col signor Prina, procederà per primo alle operazioni di inventario di tutte le attività e passività patrimoniali … in questo periodo di tempo l’attuale consiglio dovrà assolvere alle sole operazioni di ordinaria amministrazione …firmato Andrea Gastaldi’


ARCHIVIO “La Vittoria”, Cormano

Dagli scritti e dai scarni verbali del periodo fascista si arriva a determinare che fu Italo Gatti (negli anni ’30 sarebbe diventato Podestà) ad insediarsi nella carica di presidente della Cooperativa.
Sarà un ventennio di retoriche adunate, di controllo poliziesco, di opportunistico consenso al regime e di serie difficoltà per chi si opponeva.
Gli attivisti del Partito Comunista e delle altre formazioni antifasciste furono costretti a rifugiarsi all’estero.
Il 10 giugno del 1940, l’Italia entrò in un’altra guerra che presto avrebbe infiammato il mondo.
In quasi tutte le case di Cormano si sarebbero ripetuti i rituali che molte madri e che tante mogli non avrebbero mai voluto compiere. Preparare la valigia per i loro uomini, arruolati o richiamati, destinati a vestire l’uniforme e lasciare il lavoro e le amicizie, rappresenterà i passaggi, semplici, dovuti e perciò ancora più drammatici, di un rito che diventerà tragico, anche per i più piccoli in quelle sfortunate famiglie, bimbi inconsapevoli delle crudeltà morali e fisiche della guerra.
L’alleanza del governo fascista di Mussolini, con la Germania nazista di Hitler, aveva portato alla conduzione aggressiva della guerra e il nostro esercito, assolutamente inadeguato ad affrontare e svolgere, sia sul piano della preparazione logistica, sia sul versante strategico campagne sempre più impegnative mostrò subito limiti invalicabili. Deficienze che comportarono migliaia di morti e una moltitudine di feriti.

E anche Cormano pagò un debito mai contratto, con 37 uomini che non fecero ritorno a casa


Monumento ai caduti, sito nel giardino nei pressi del Comune di Cormano

La cooperativa “La Vittoria” aveva continuato la propria vita senza lasciare molte tracce nel tessuto sociale del paese limitandosi, attraverso il lavoro dei Consigli di amministrazione che si erano succeduti, a portare avanti la semplice e ordinaria amministrazione.
Una conduzione evidentemente non all’altezza delle tradizioni del movimento cooperativo, puntata al risparmio e alla negazione di qualsiasi progetto di espansione. Sarebbe stato un azzardo, di fronte alla rivincita ottenuta dai bottegai e alla politica del governo fascista che non intendeva costruire quartieri popolari fuori dai centri di grande aggregazione urbana (come Roma e Milano) tutto protesa invece alla colonizzazione delle zone rurali, del Veneto e dell’Agro Pontino.
Cormano non era ne l’uno ne l’altro, anche se stazionava a poco meno di un chilometro dal confine con la futura metropoli.
In aggiunta, gli eventi bellici avevano procurato molte limitazioni a tutti.
La conclusione sarebbe stata inevitabile e le difficoltà gestionali avrebbero portato a compiere uno dei passi che mai dei cooperatori avrebbero voluto avviare: alienare il patrimonio e metterlo in vendita.

“Nell’anno 1941, anno XIX, il giorno trenta di ottobre, in Milano, nel mio ufficio, in via Broletto, n.20. Avanti a me avvocato Giuseppe Samarelli, notaio … non assistito da testimoni, avendo i comparenti espressamente rinunziato, si sono costituiti i signori, Strada Giuseppe, impiegato e Repossi Pasquale, falegname … che intervengono nelle rispettive qualità di Presidente e di Consigliere della Società Anonima Cooperativa Edificatrice La Vittoria” di Cormano .. .autorizzati da delibera del 18 settembre 1941 … e Nava Angelo e Messaggi Angela, coniugi, a Milano e qui domiciliati … “La Vittoria” dichiara di vendere e cedere ai signori Nava … che accettano di acquistare lo stabile posto in via Umberto I … al prezzo pattuito e accettato di L. 370.000′


ARCHIVIO “La Vittoria”, Cormano

Nello stesso anno, con a podestà Giuseppe Tardini, la popola­zione era aumentata fino a raggiungere 4775 unità. Circa un migliaio in più rispetto al censimento avvenuto nel 1936.


ARCHIVIO Comunale Cormano

Fu l’atto conclusivo di un itinerario che portava i creditori a bus­sare continuamente alla porta della cooperativa, minacciando azioni legali e pignoramenti.

Nel marzo di quello stesso 1941 avevano chiuso lo spaccio di alimentari e di vini, come risulta da una missiva inviata alla società Volta di Sesto San Giovanni nella quale il presidente sollecitava
“...a disporre per togliere i contatori... ” (Archivio “La Vittoria”, Cormano)

Le cose non andarono meglio negli anni successivi e si legge­va in un verbale del 15 febbraio 1943 che

“… complessivamente negli esercizi 1939-40-41 le perdite sono state di L. 160.135,05 … dovendo tacitare i fornitori, non essendo stati suf­ficienti i depositi dei soci, sono stati venduti i mobili … con bilancio che si presenta passivo palesemente, diconsi palesemente, perché … non è possibile rilevarlo data la mancanza di scrittura­zioni … ”


ARCHIVIO “La Vittoria”, Cormano

Un dato sconcertante e una vera manifestazione di impotenza, dal momento che il Consiglio non aveva provveduto a stilare i verbali.
La guerra continuava e gli stenti si sommavano al terrore per i bombardamenti, dal fronte arrivavano le notifiche alle famiglie dei caduti.

Dopo l’otto settembre del 1943, in seguito alla caduta del fascismo (25 luglio) i tedeschi invasero l’Italia e i dolori si acuirono. Continuavano i bombardamenti, iniziavano le deportazioni ma si era creato un clima favorevole per la ripresa del fronte antifascista, fino a quel momento confinato all’estero.
Nasceranno le prime formazioni partigiane e i giovani della zona si uniranno ai loro compagni di Sesto, di Cusano, di Bresso, di Paderno e di Cinisello.
Sarà una lotta difficile, come dura fu la repressione, ma alla fine l’invasore nazista fu cacciato e i responsabili della Repubblica di Salò duramente puniti.
Anche i giovani di Cormano accorsero a dar man forte, sicuri questa volta di battersi per una causa giusta. Alcuni di loro perirono: Angelo Bizzozzero, Oreste Giussani, Renzo Villa, Giuseppe Dall’Occo, Vittorio Figini, Riccardo Folcia, Ernesto Beretta.

Riprendeva la vita e la cooperativa “La Vittoria” poteva risorgere.

Subito, nel 1946, sorse la “Nuova Vittoria”, con lo spaccio e il Circolo. Riprendeva così il lavoro della consumo, per dare subito sollievo alla popolazione provata dalla guerra.
Il fatto avveniva in concomitanza del quarantesimo anniversario dalla fondazione della gloriosa cooperativa cormanese.

In concomitanza si tenevano le prime libere elezioni dove i Socialcomunisti ottennero 1814 voti contro gli 838 della parte democristiana. A sindaco sarà nominato Giovanni Canti notti il quale resterà in carica fino al 1960.


ARCHIVIO Comunale, Cormano

Nel 1949 fu ridefinito lo Statuto, con il recupero di tutte le finalità, proprie del movimento cooperativo, prima che il fascismo tentasse di soffocarle.
Un anno prima le sinistre subirono un grave sconfitta nelle elezioni del 18 aprile. Le quali non ebbero comunque una grande incidenza negativa per quanto riguardava le opinioni prevalenti dei cormanesi. Successi locali che in ogni caso dovevano misurasi con la pesante discesa in campo della Chiesa che esercitava con determinazione una sorta di “interdizione temporale” nello svolgimento della vita politica del paese.

Nelle amministrative del 1951, il PCI si era affermato con 1682 voti, mentre i consensi per la DC non andavano oltre il consen­so di 1184 cittadini.


ARCHIVIO Comunale, Cormano

Prendevano avvio gli anni ’50 e la gente si apriva alla pace ritrovata, pensando a come portare avanti la vita delle famiglie.
Un’esistenza davvero diversa da quella di alcuni anni prima.
Arrivavano i primi immigrati, prima dal Polesine e poi da tante regioni d’Italia. Crescevano, di conseguenza, le esigenze di abitazione.

Gli abitanti erano saliti di numero fino ad arrivare a 5591.


ARCHIVIO Comunale, Cormano

La cooperativa, una volta sistemate le pendenze e riuscendo a raccogliere un numero crescente di soci, si impegnò per costruire una nuova casa. Il progetto, avviato nel ’50, si concretizzò alla fine dell’anno successivo.
Luigi Gorla era intanto diventato presidente della cooperativa nel 1951

“Il presidente avverte che avviandosi la casa al tetto sia oramai l’ora di fare l’assegnazione dei singoli appartamenti … "


ARCHIVIO "La Vittoria", Cormano

Si trattava della costruzione di via Matteotti, comprendente diversi e capaci appartamenti.
La cooperativa stava attraversando un bel momento, supportato dalla fiducia dei soci per il quali “La Vittoria” diventava un punto di riferimento, garantito dall’onestà degli amministratori.

” … i depositi a risparmio dei soci sono aumentati (nel marzo del ’54 ammontavano a 6 milioni) per cui si potrebbe provvedere ad elevare un fabbricato in cui trasferire gli spacci alimentari e la tal fine … è stato chiesto all’architetto Marescalchi un progetto di massima … per elevare 6 appartamenti di due locali più servi­zi… ”


ARCHIVIO "La Vittoria", Cormano

La cooperativa non si fermò.
Arrivò anche la proposta di costruire una nuova casa aderente alle vie Matteotti e Molinazzo.

” … tale fabbricato dovrebbe essere riservato, nel piano terreno, allo spaccio della cooperativa di consumo stessa, i piani superiori da suddividersi in appartamenti di due locali più servi­zi per essere affittati ai soci … Ia costruzione sarà eseguita dalla cooperativa Edificatrice di Novate Milanese .. .già conosciuta per aver costruito l’altra casa nel 1952 ed avendo data buona e avendo lasciati soddisfatti risulta conveniente per la nostra coo­perativa di non cambiare … ”


ARCHIVIO "La Vittoria", Cormano

La nuova casa di via Molinazzo verrà ultimata nel 1955, nella parte destinata, originalmente ad abitazione dei soci. Restavano solo da ultimare i muri perimetrali ed interni.


ARCHIVIO "La Vittoria", Cormano

Tracciate le coordinate che portavano all’espansione, “La Vittoria” continuava a progettare, bisognava rispondere alle continue richieste provenienti dai soci e più generalmente dalle istanze della società, intese come domanda di miglioramento della condizione delle persone che volevano costruirsi una famiglia, senza sottostare alla strozzatura imposta dai proprietari immobiliari.
In largo anticipo a quanto si sarebbe verificato negli anni ’70, con la costituzione del movimento degli inquilini e le battaglie per una legge sull’equo canone.
Le cooperative, rigenerate dall’azione soggettiva, supportate dalle capacità politiche della Lega che le organizzava e le teneva insieme, andavano assumendo una dimensione di grande importanza, portata avanti (non certamente per spirito di bottega) in nome di una “parte sociale” che acquisiva un peso specifico, importante, in rapporto al quale la politica avrebbe dovuto trovare soluzioni rispondenti alle richieste.

“Verbale del 29 settembre, 1955 … si riferisce che presso la Lega delle Cooperative di Milano è stata messa all’asta per l’aggiudicazione dei lavori di costruzione di alloggi popolari, col contributo della Amministrazione Provinciale di Milano, sulla base del progetto redatto dall’architetto Cecucci … ”


ARCHIVIO "La Vittoria", Cormano

Un preludio a quella che sarebbe stato l’avvio della costruzione con contributi, provenienti dalla pubblica amministrazione che sarebbe sorta, a Cormano, nel 1956, ancora in via Matteotti e che tutti conosceranno come quella della “Provincia”.

Cormano si affacciava alla metà del secolo scorso a nuove prospettive.
Le fabbriche, dove molti del paese avevano trovato lavoro si infoltivano di persone che parlavano dialetti diversi.
Cambiavano le esigenze. I giovani avviavano un tumultuoso processo di emancipazione, favorito dalla migliorata scolarità e da mezzi di comunicazione di massa (come la televisione) e di locomozione e quindi di spostamento, favorite dalle possibilita di acquisire le Lambretta e le Vespa e poi le automobili.
La nuova generazione fuoriusciva dall’alveo del paese per afferrare la vicina metropoli.

Nel frattempo altri soci avevano fatto il loro ingresso in cooperativa e “La Vittoria” non poteva che guadagnarci, sia in termini quantitativi, sia dalla moltiplicazione di supporti che provenivano direttamente dal corpo sociale.
E nel corso degli anni l’insediamento dei soci proseguiva venendo accompagnato dall’andamento, modulato dalla buona gestione, aveva portato ad un’ulteriore crescita del patrimonio e all’incremento dei prestiti, facendo crescere anche la vivacità e le disponibilità in seno al consiglio.
Una tendenza utile al rinnovamento che successivamente sfociò in una serie di cambiamenti che avrebbero modificato il volto della cooperativa.
Luigi Gorla, presidente dai primi anni ’50, aveva lavorato per consolidare ed espandere la cooperativa e il suo compito era stato svolto in modo certamente positivo.
La cooperativa decise comunque di cambiare e nella seduta del 20 marzo del 1956 , si svolsero le elezioni per il nuovo Consiglio di amministrazione (del quale faceva parte lo stesso Gorla) che una volta insediato decise di nominare un nuovo presidente.
La scelta cadde su Ugo Villa. A vice presidente fu nominato Piero Gussoni.
Due anni dopo l’elezione di Villa, il 21 marzo del 1958, alla guida della cooperativa ci sarebbe stato un altro cambiamento: la presidenza sarebbe passata a Enrico Pozzi.
La presidenza Pozzi, protrattasi per quattro anni, trovò un successore nel 1962.
Sarà una modificazione (in apparenza quasi fisiologica) che presto avrebbe connotato la gestione per molto tempo, in un quadro locale che andava modificando la propria fisionomia,

con oltre il doppio di residenti arrivati, con il censimento del 1961, a 12.890 persone. (Archivio comunale, Cormano)

Intanto era cambiato il sindaco ma non la direzione amministrativa della città, ancora guidata dall’alleanza tra il PCI e il PSI.
Il nuovo primo cittadino si chiamava Eugenio Cassamagnago.
La sua fu una lunga parentesi, protrattasi fino al 1970, quando gli subentrò Mario Bertin (in carica fino al 1975) per poi ritornare a guidare la giunta dal 1975 all1981.
Saranno anni di consolidamento per la sinistra che segnerà sempre la supremazia, sia nelle elezioni del 1960...

...che in quelle del 1964 (PCI, 42,96%; DC, 34,04%; PSI, 19,45%) del 1970, con i comunisti al 42,68%, la DC al 30,11 % e il PSI al 17,45%.


ARCHIVIO comunale Cormano

In cooperativa, dal 1962, anno della costruzione di via Parini (24 alloggi ai numeri civici 5, 7 e 9) alla carica più importante sarebbe arrivato Enrico Seregni, classe 1922. Il suo contributo di esperienza sarebbe continuato per i successivi vent’anni.


ARCHIVIO "La Vittoria", Cormano

Nel ’66 dopo varie verifiche il consiglio decise di aumentare la disponibilità abitativa a favore dei soci.

” .. . addì ventidue giugno .. .segretario Luigi Gorla … si propone di acquistare dagli eredi di Clerici Rifa … fino a mq 6000 di terre­no … in fregio alla via Giovanni XXIII … ”


ARCHIVIO "La Vittoria", Cormano

La costruzione della casa fu affidata alla cooperativa “La Bollatese”. Secondo il preventivo i lavori dovevano costare 198 milioni e 990 mila lire. Due mesi dopo, il 10 ottobre del ’66, anche la Cooperativa di Novate intervenne, aggiustando la propria offerta portandola allivello di quella della “Bollatese”. Le buone relazioni e gli ottimi risultati mostrati dai novatesi nelle costruzioni precedenti influirono di certo verso un ripensamento.

"...a questo punto si apre una approfondita discussione duran­te la quale emerge che la preferenza è orientata in favore della Cooperativa di Novate … ”


ARCHIVIO "La Vittoria", Cormano

In via Papa Giovanni XXIII, mentre il bilancio si mostrava positivo, con una forte liquidità, sarebbero sorti due fabbricati: uno di nove piani per 36 appartamenti, con vicino un altro edificio di cinque piani e venti appartamenti, con l’aggiunta di cinquanta­due box.
Consegnati i locali del primo lotto, si passava all’ultimazione del secondo, consegnati all’inizio del 1967. Nello stesso anno avviava l’attività sempre in Via Papa Giovanni il supermercato Unicoop Nord Milano. L’anno successivo vengono ultimati altri 36 alloggi (alla scala C).

Si andava, rapidamente, verso il ’68 con l’inizio di un ciclo di grande mobilitazione e capacità di lotta, supportati dalla disponibilità all’azione collettiva da parte delle grandi masse.
La voglia di sapere, la curiosità, il gusto della ricerca, sintomi di una contaminazione che stava allargando la base di appartenenza. Non si trattava di qualche sparuto intellettuale, di qualche borghese filantropo e neppure di qualche certosino autodi­datta. Si affacciava, invece, una classe operaia nuova e un vivacissimo movimento degli studenti, capace di elaborazione teorica, perciò originale rispetto ai tempi a allo stantio traccheggiare dei partiti tradizionali.
I visi cambiavano, a Cormano, come in tutto l’hinterland e in generale come in tutto il nord del Paese. Volti di chiare origini meridionali, accanto a quelli del Nord. Erano le facce di ragazzi che prendevano coscienza.
L'arte subì degli scossoni che non si erano mai visti nel trenten­nio precedente. La produzione più immediatamente recepibile, quella musicale, favorita dal mercato discografico, consentiva a molti ragazzi di conoscere ed apprezzare il messaggio culturale proposto dai testi delle canzoni.
Un fenomeno che aiutò senza passare inosservato neppure tra
la popolazione cormanese che nel frattempo aveva raggiunto le 20.229 unità. (Archivio comunale, Cormano)

Intanto la sinistra, nel 1975, avanzava e segnatamente con il Pci, raggiungeva il migliore risultato, mai conseguito da un partito comunista in occidente.

"A Cormano il PCI raccolse il 48,53%, la DC solo il 21,83%, men­tre la percentuale del PSI fu del 17,22.


ARCHIVIO comunale Cormano

Il consenso raccolto nel paese era la “capitalizzazione” dei fermenti che da anni si andavano accumulando, avevano trovato sbocco nella gran messe di voti che (alle elezioni amministrative) portò il partito di Berlinguer a sfiorare il 35 per cento dei voti. Ma non tutto filava liscio e molte furono le contraddizioni interne alla sinistra. Nefasta fu quella del terrorismo: un’involuzione che portò ad atti di pura criminalità, rivelatisi più utili a cementare il fronte conservatore, penalizzando fortemente quello progressista. Anche se le Brigate Rosse non attecchirono e vennero (nelle grandi fabbriche) decisamente combattute, cercarono di sfruttare i momenti di sbandamento, costringendo il sindacato a ricucire, in continuazione, le fila dell’azione democratica. Una lotta che alla fine ebbe completo successo.

I primi anni ’70 saranno tra i più prolifici per i soci de “La Vittoria”.
Ritornava la voglia di costruire, per la domanda di locazione che proveniva oltre che dai soci anche dall’oggettiva necessità abitativa a seguito dal considerevole aumento del numero degli abitanti di Cormano.

La cooperativa utilizzando la legge 167 che favoriva l’edificazione di case popolari, si mise di nuovo sulle piste per recuperare nuovi spazi.

“Verbale dell’11 ottobre 1972... si riferisce al consiglieri sullo stato della pratica diretta all’acquisizione delle aree assegnate alla cooperativa per costruzione di case da assegnare ai soci.
Stante le molte pressioni che vengono fatte dai soci perché si arrivi al più presto alla realizzazione della case, si rende necessario richiedere la urgente occupazione della aree...”


ARCHIVIO "La Vittoria", Cormano

Quelle aree si trovavano in via Molinazzo, diventata da tempo un quartiere.
Gli appartamenti, ultimati nel 1975, e i 122 box vennero consegnati a 108 soci e alle loro famiglie.
Partendo dall’esigenza di disciplinare le assegnazioni dei locali il Consiglio decise di stabilire le modalità con cui i locali, di più recente costruzione, potevano essere occupati favorendo così la possibilità del cambio di abitazione o di ingresso ai soci negli appartamenti in “risulta”, cioè in quelli edificanti in precedenza.

Vennero così catalogate tutte le abitazioni stabilendo la costituzione dei quartieri: “Parini-Matteotti”, “Giovanni XXIII” e “Molinazzo”.


ARCHIVIO "La Vittoria", Cormano

Nel 1978, maturate, fortunatamente (seppure con un grande ritardo) grandi condizioni di cambiamento nei comportamenti e nei rapporti sociali, il ruolo delle donne era diventato primario. Un segno evidente lo si ebbe con l’ingresso, il 18 aprile del 1978, nel consiglio della cooperativa di Marisa Galimberti che negli anni successivi si distinse come valida collaboratrice.

Intanto le persone censite in Cormano, nel 1981, avevano fatto segnare negli elenchi anagrafici la cifra di 19.221.
Nello stesso anno sarebbe diventato sindaco Pasquale Riitano, altro esempio di longevità amministrativa dato che lascerà la carica solo nel 1995.


ARCHIVIO comunale Cormano

Nei quattro anni successivi, all’ingresso della Galimberti, la cooperativa proseguì nel consolidamento della struttura amministrativa e nel potenziamento dei servizi.
Nel frattempo, nella consultazione elettorale del 1980 si cominciava a logorare la forza del PCI. Nonostante tutto a Cormano raggiunse il 44,18%, con la DC che non andava oltre il 24,66, mentre il PSI si consolidava con il suo 17,22%. (Archivio comunale, Cormano)

Giunti al 1982 arrivò anche il momento per Enrico Seregni di lasciare la presidenza. AI suo posto venne nominato Eros Fantoni.
Tre anni dopo, nel 1985, ebbe avvio il Piano di Recupero Immobili che avrebbero interessato tutti i quartieri di proprietà della cooperativa.
Nel maggio dello stesso anno vennero assegnati 21 appartamenti in via Leopardi, corredati da 21 box. Nell’89 anche il secondo lotto CR6 venne ultimato.
L’anno successivo, causa la malattia che aveva colpito il presidente Fantoni, il ruolo di facente funzioni fu assegnato a Beniamino Corti.
Fortunatamente il presidente si riprese ritornando, dopo qualche tempo, alla guida della cooperativa.

“Riunione del 28 agosto 1987 … espletamento delle pratiche necessarie per la ristrutturazione della casa del Circolo … che prevede l’allestimento di cinque appartamenti per piano, tre da 3 locali e due da 2 locali … ”


ARCHIVIO "La Vittoria", Cormano

I lavori ebbero inizio nel marzo dell’88, assegnando alla Edilrizzo di Bergamo, per 1 miliardo e 358 milioni.
Nello stesso anno, il nuovo presidente sarà Beniamino Corti. Una presidenza che durerà otto anni fino a quando, nel 1996, per la prima volta la carica sarà affidata ad una donna: Silvana Maspero, da sempre in cooperativa prima come giovane socia poi, dal 1990, con un ruolo attivo nel Consiglio.

Superati gli anni ’80, quelli dell’edonismo. Una dottrina filosofica che contemplava la continua ricerca del benessere presente, senza preoccuparsi di quello futuro. Utilizzata come neologismo e affiancata all’aggettivo “reaganiano” sintetizzava tutto l’essere effimero, simile all’allora mediocre presidente degli Stati Uniti, Ronald Reagan, un repubblicano conservatore, diventato inquilino della Casa Bianca, dopo essere stato un pessimo attore di Hollywood.

In Italia il governo capitanato da Craxi, falcidiava la conquiste operaie con il taglio unilaterale della contingenza.
Il colpo di grazia sarebbe arrivato successivamente, con la sconfitta subita nella vertenza per il contratto alla Fiat. Una lotta durata a lungo e conclusa dopo 35 infruttuosi giorni, spesi davanti ai cancelli della fabbrica.

Aveva inizio una fase di omologazione da cui non sfuggirono anche molti settori della sinistra e del sindacato.
Un lasso di tempo di qualche anno che passò sotto l’etichetta di “consociativismo” che aumentava la sfera di compromissione.

Se questo significava per i partiti adagiarsi sulla gestione dell’esistente e pensare alla bottega, per il sindacato (nel mirino della deregolamentazione nelle fabbriche e dell’attacco deciso ai diritti e all’occupazione) voleva dire scendere i gradini della mediazione, fino a delegittimare centinaia di quadri di fabbrica pagando largamente in termini di rappresentatività.

Anche a Cormano il PCI pagò lo scotto regredendo in due tornate elettorali (1985 e 1990) con il 40,14% nella prima e il 32,35% nella seconda.

Diventato PDS, nel 1995, pur restando il primo partito, raggiunse solo il 24,64 dei consensi, dovendo registrare la buona affermazione di FORZA ITALIA, 19,42% e della LEGA, 9,78%.
La DC, al pari del PSI, falcidiata dagli scandali si dissolse e la sigla più a lei similare (il PPI per Cormano) non raccolse più del 7,54%.


ARCHIVIO comunale Cormano

Due anni dopo (1992) tutto fu spazzato via dal ciclone di Tangentopoli: emerse a quanto era giunto il livello di corruzione affaristica in tutti gli strati dell’attività politica e nei gangli più elevati del mondo imprenditoriale.
Una fase esauritasi solo pochi anni dopo, con corruzione ed affari che invece continuano, come emerge dalle dichiarazione e dagli atti delle procure, con l’aggravante della ricerca di impunità, poggiata su una presunta appartenenza politica (parlando di non meglio identificate “toghe rosse”) dei magistrati inquirenti che invece continuano il loro doveroso compito nella ricerca della verità.br> Certo poco utile alle forze che volevano il cambiamento, si deve aggiungere quello che accade oggigiorno. Un sorta di dissociazione da quelli che sono gli interessi generali del Paese, piegati ad una logica di bottega, egoisticamente territoriale, in molti casi razzista.
Nessuno sembra oggi occuparsi dell’interesse generale: adesso, nel fronte una volta dispiegato per difendere principi di libertà e uguaglianza si gioisce, sguaiatamente, degli insuccessi del vicino. Ma sono considerazioni che lasciamo, oggi e mentre stendiamo queste note, al proseguo degli eventi che si concretizzeranno nel secolo appena iniziato.

Cormano ha mostrato di resistere confermando la fiducia alle forze del centro sinistra.

Con l’avvento della nuova legge sulla elezione del sindaco, il primo cittadino viene eletto direttamente.

In due successive consultazioni (1995 e 1999) c’è stata l’affermazione di Francesco Maria Boselli, sempre prevalente nei ballottaggi, prima con Silvia Rossi e poi con Carlo Alberto Bazzi, entrambi di FORZA ITALIA.


ARCHIVIO comunale Cormano

Alla cooperativa, all’inizio dell’ultimo decennio, abbiamo visto che l’ingresso di nuovi consiglieri avrebbe portato grandi novità.

Uno dei punti focali, su cui andava concentrata l’attenzione, esauritosi il sostegno proveniente dalla legge per l’edilizia popolare, si faceva strada con il tentativo di non adagiarsi sulla gestione del patrimonio, per non correre il rischio di trasformare “La Vittoria” in un semplice amministratore di una larga serie di condomini.
Per questo si tentò la carta della “società divisa”.

Fino al 1997 la cooperativa aveva mantenuto le peculiari caratteristiche che facevano della indivisibilità del patrimonio il cardine dell’essere stesso della propria sopravvivenza. Un quadro che in ogni caso non sarebbe stato modificato, ma integrato.
Partendo comunque dal consolidamento del corpo sociale, si poteva tentare di produrre nuove abitazioni senza dover salassare le risorse provenienti dal risparmio e non dover ricorrere all’esosità dei mutui bancari.

“Società divisa” significava costituire una cooperativa che consentisse a dei soci di aderirvi, attraverso un patto di fiducia con finalità sociali, per progetti mirati alla costruzione di abitazioni da trasformare (una volta completata l’opera) in proprietà del proprio appartamento per gli stessi soci contraenti.

Nell’assemblea straordinaria del 15 dicembre del 1995, lo Statuto della cooperativa verrà modificato introducendo le nuove norme. ” … gli alloggi e le porzioni ad uso diverso, facenti parte delle costruzioni iniziate dopo il 16 dicembre 1995, potranno dalla cooperativa essere assegnati ai propri soci anche in proprietà o in locazione con futuro patto di futura vendita o riscatto … ”


ARCHIVIO "La Vittoria", Cormano

Inizialmente la risposta non fu molto incoraggiante: solo cinque soci avevano sottoscritto il progetto di edificazione che sarebbe partito solo se si fossero realizzate le condizioni minime, con un maggiore numero di adesioni.

Si apriva nel contempo la possibilità di un accordo con la CORCAB, in modo da giungere alla realizzazione del progetto.

Una decisione presa nella riunione del consiglio del 29 agosto 1997.
Di quel consiglio facevano parte:
• Silvana Maspero
• Alberto Arrigoni
• Enrico Marenoni
• Francesco Cicognani
• Eros Fantoni
• Bianca Pizzato
• Giuseppe Ghezzi
• Luca Galimberti
• Francesco Palmieri.
I sindaci erano:
• Filippo La Jacona
• Carlo Bernardelli
• Carlo Bolzoni.


ARCHIVIO "La Vittoria", Cormano

I lavori iniziarono nel ’98 e l’assegnazione avvenne nel marzo del 2000.
Si trattava di una bella e moderna costruzione, in piazza Bernini, di trentadue appartamenti e di altrettanti box.

Arrivati al 2000, si possono sciorinare le cifre:
• 18 miliardi di immobilizzazioni
• oltre 13 miliardi di attivo circolante
• un patrimonio netto superiore ai 3 miliardi e mezzo (3.665.728.093)
• un’utile di esercizio di 142 milioni e 885 lire.

Abbiamo raccontato tutto? Certo che no! Se qualcosa abbiamo omesso non è stato per scelta ma per necessità di sintesi.

Una cosa ci resta da definire: se è vero quello che tutti hanno sotto gli occhi, cioè l’opera di questa cooperativa cormanese, dobbiamo cogliere quanto è stato compiuto in questi novant’anni.

Partita da una situazione di immenso disagio esiste oggi, palpabile, una realtà formata da centinaia di soci: una società che si è proposta per realizzare abitazioni, ma che alla lunga è diventata un punto di riferimento per cittadini, di ogni fede politica, senza vincoli di appartenenza, senza alcun impegno se non quello della mutualità.

Quello che una volta era un borgo a cui si arrivava squarciando il miglio, la segale, i campi di grano, i lunghi filari di vigne, adesso è una città che produce risorse e ne ricava ricchezza.

Nelle costruzioni della cooperativa trovano riparo centinaia di famiglie; nei locali che furono del Circolo albergano gestori di attività di servizio.
Un modo come un altro, si potrebbe pensare, di gestire il patrimonio. Invece è ancora singolare, date le propensioni all’egoismo di cui si impregna oggi la società, osservare cosa significhi appartenere ad una cooperativa.

Nata per dare abitazioni adesso è diventata, a pieno titolo, una cooperativa per gli abitanti di Cormano, con sede in via Papa Giovanni XXIII.

Ebbene, se nella competizione della vita qualcuno può ancora ambire ad un primato nel nostro caso non va ascritto al successo degli uni sugli altri. Il risultato risiede negli intenti, nella tenacia dello sforzo con cui, uomini e donne, si sono prodigati per rendere un poco più lieve il nostro futuro. Ed è giusto che il destino, a volte bizzarro, per certi versi atroce (se consideriamo gli eventi regalatici dalla storia dell’Italia) abbia voluto che questa cooperativa, dal nome propedeutico, si chiamasse, fin dal principio: “La Vittoria”.

Coop. Edif. La Vittoria Soc. Coop.

Via Molinazzo, 6 – 20032 Cormano (MI)

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